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Sabrina Melino

Febbraio: il mese dell’amore. Cosa significa amare?

Febbraio è universalmente riconosciuto come il mese dell’amore. È il momento dell’anno in cui si celebrano gli innamorati, ma questa ricorrenza nasconde una domanda ben più profonda: cosa significa davvero amare?. Spogliato dalle convenzioni commerciali, questo periodo rappresenta l’occasione perfetta per riflettere sul valore imprescindibile dell’amore per la nostra evoluzione personale. L’Amore come motore cosmico: da Ildegarda di Bingen a Dante “L’amor che move il sole e l’altre stelle” è l’ultimo verso della Divina Commedia di Dante Alighieri” rappresenta l’amore divino di Dio come forza cosmica che lega macrocosmo e microcosmo, principio di ogni movimento e ordine, motore del desiderio e della volontà di scoprire se stessi e la natura divina. “Io sono la suprema infuocata Energia che ho acceso tutte le scintille viventi e non ho emesso col mio soffio nulla che sia mortale”. Così Ildegarda descrive l’Energia suprema e potente di Dio che non è altro che energia d’amore. Attraverso la viriditas siamo tutti nutriti da questa energia: è un’intelligenza profonda che guida e dona una direzione a tutti i processi e a tutte le relazioni in modo che ogni creatura si muova verso un unico e comune obiettivo: l’amore, la sua profonda e incommensurabile potenza. Amore come libertà e non possesso? Per comprendere la verità dell’amore, dobbiamo prima capire cosa non è. Molti confondono l’amore con l’attaccamento o la dipendenza. Tuttavia, la vera potenza dell’amore non risiede nel sacrificio di parti di sé o nell’annullamento del proprio percorso per l’altro. L’amore non è dipendenza: Non significa limitare la propria crescita per “amore dell’altro”. L’amore è fedeltà a se stessi: Non si può amare davvero se non si è capaci di essere onesti con la propria anima. L’amore è coraggio. Richiede la forza di ascoltare i disagi psicofisici che l’anima ci invia continuamente. Chi non accetta di mettersi in gioco, chi non sente di essere parte di una forza capace di attrarre ciò di cui necessita per il viaggio della vita, non può amare davvero.  L’amore più rispettoso è paragonabile a quello tra due amici che, proprio come due velieri, si sfiorano ma non si urtano, perché un amico non ti chiederebbe mai di annullarti o di sacrificare parti di te. La Medicina Ildegardiana: guarire per amare Come possiamo toccare con mano questa verità? Il percorso parte necessariamente dalla conoscenza di sé. Amare significa provare una spinta continua al miglioramento personale, condividendo la gioia di questo cammino con chi contribuisce al nostro bene e a quello del cosmo intero. Lo studio e la sperimentazione della medicina ildegardiana offrono strumenti concreti per questo viaggio. Attraverso rimedi specifici e uno stile di vita consapevole, siamo chiamati a prenderci cura di noi stessi a livello fisico, psichico e spirituale.  Questo approccio ci permette di riconoscere: Le nostre debolezze e la tendenza al boicottaggio. Il senso di inadeguatezza mascherato da accidia. L’arroganza che nasconde le nostre fragilità. Il corpo diventa così il messaggero dell’anima, aiutandoci a decifrare ciò che essa vuole dirci. Solo partendo da questa consapevolezza fisica e spirituale possiamo imparare ad amarci e, di conseguenza, ad amare l’altro Rimedi e trattamenti di Ildegarda

Il dono che vi auguro: riscoprire il significato del Natale

Il vero significato del Natale: il dono dell’Essere secondo Ildegarda di Bingen   Dicembre ci invita ogni anno a riflettere sul significato autentico del Natale. La nascita di Gesù, messia e salvatore, rappresenta un evento spirituale di speranza e nuova vita. Nel tempo, al Natale è stato associato il simbolo del dono. Ma la società moderna ne ha spesso svuotato il significato, trasformandolo in un’esaltazione del materialismo e della deresponsabilizzazione. Chiediamo salute, amore, serenità. Ma a chi, in verità, dovremmo chiederli?   Cosa significa davvero il Natale Secondo la dottrina cristiana, Gesù è vero Dio e vero uomo: la natura divina e quella umana unite in una sola persona. Attraverso Gesù, Dio si rende visibile all’umanità. Il Natale non è quindi la richiesta di un miracolo esterno, ma il riconoscimento di una possibilità interiore: Dio può manifestarsi attraverso ciascuno di noi.   La visione di Ildegarda di Bingen Nella Ruota della Mirabile Visione del Libro delle Opere Divine, Ildegarda pone al centro la figura dell’uomo. Questa figura rappresenta sia l’essere umano sia il Cristo nella Trinità: segno che ogni creatura porta in sé una natura divina e una umana. Le nostre scelte, la nostra capacità di cogliere il significato invisibile delle cose, determinano la nostra realizzazione e permettono a Dio di manifestarsi attraverso di noi. Il dono del Natale: imparare a Essere Il Natale ci invita a riconoscere la luce che abita in noi, le capacità e i talenti ricevuti in dono. Nascere significa permettere a quel seme unico che ci rappresenta di sbocciare. È un cammino impegnativo, come ogni nascita. Ma il messaggio è chiaro: abbi il coraggio di Essere.   Come possiamo riuscirci Il percorso inizia a piccoli passi: riconoscere i propri attaccamenti, che emergono con forza a Natale creare spazio, vuoto e silenzio ascoltare il cuore, che indica una sola direzione libera da esitazioni Viviamo spesso cercando risposte all’esterno, materializzando tutto. Questo atteggiamento genera debolezza fisica e psichica, allontana l’anima dal corpo e apre la strada a disorientamento, malessere e malattia.   Il vero dono Ildegarda, con la sua vita e la sua opera, ci offre insegnamenti e rimedi (scopri i rimedi naturali di Ildegarda di bingen su Thesaura Naturae) per sostenere questo cammino. Ma tutto resta nelle nostre mani, nelle nostre scelte. Il dono che dovremmo augurarci non è esterno: è il coraggio di attraversare la nostra fragilità e, proprio da essa, rinascere nella luce dell’amore.

Artrosi: cause, sintomi e cure naturali secondo la visione di Ildegarda di Bingen e il modello Salus Per Animam

Cos’è l’artrosi? L’artrosi, conosciuta anche come osteoartrite, è una malattia cronica e degenerativa che provoca la progressiva usura della cartilagine articolare. È una delle principali cause di dolore e disabilità, soprattutto nelle persone anziane. Con il tempo, il consumo della cartilagine lascia le ossa a diretto contatto tra loro, generando infiammazione, dolore e una riduzione della mobilità articolare. Questa condizione non si limita al disagio fisico, ma influisce anche sulla qualità della vita, limitando movimenti, autonomia e benessere generale. Cause dell’artrosi Le cause dell’artrosi sono molteplici e coinvolgono fattori genetici, meccanici e ambientali. Tra le più riconosciute troviamo: Invecchiamento: con l’avanzare dell’età diminuisce la capacità rigenerativa della cartilagine, aumentando il rischio di danni e usura articolare. Sovrappeso: l’eccesso di peso esercita pressione su anche, ginocchia e colonna vertebrale, accelerando il deterioramento. Traumi articolari: lesioni o interventi chirurgici possono compromettere la struttura delle articolazioni, rendendole più vulnerabili. Ereditarietà: alcune persone presentano una predisposizione genetica che le rende più suscettibili all’artrosi. Attività lavorative o sportive intense: lavori o sport che sollecitano costantemente le stesse articolazioni favoriscono l’usura precoce. Artriti croniche: come l’artrite reumatoide, che mantiene un’infiammazione persistente a carico delle cartilagini. Sintomi dell’artrosi I sintomi dell’artrosi variano in base alla gravità e alla zona colpita. I più comuni includono: Dolore articolare: aumenta con l’attività fisica e si riduce con il riposo. Rigidità articolare: soprattutto al mattino o dopo lunghi periodi di inattività. Gonfiore e infiammazione: dovuti al processo infiammatorio a carico dell’articolazione. Ridotta mobilità: difficoltà nel movimento, che può limitare le attività quotidiane. Rumori articolari: scricchiolii o crepitii durante il movimento.   Con l’avanzare della malattia possono comparire sintomi aggiuntivi come: Debolezza muscolare, dovuta alla ridotta attività e al dolore. Sensazione di sfregamento o attrito, percepita come “sabbia” nell’articolazione. Dolori localizzati al ginocchio, all’anca o alla colonna vertebrale: le aree più frequentemente colpite (coxartrosi, lombalgia, gonartrosi). Artrosi e patologie associate Oltre a compromettere la funzionalità articolare, l’artrosi si associa a diverse patologie sistemiche, dando origine a un quadro clinico complesso. Tra le più frequenti: osteoporosi, sarcopenia, malattie cardiovascolari, diabete mellito, disturbi neurologici, alterazioni dell’umore e persino alcuni tipi di cancro. Queste condizioni condividono meccanismi comuni: infiammazione cronica, stress ossidativo (ROS) e predisposizione genetica. Affrontare l’artrosi senza considerare queste connessioni rischia di limitare la cura al solo sintomo, trascurando la causa profonda. Le attuali evidenze scientifiche confermano che anche l’artrosi va trattata con un approccio sistemico, esattamente come suggeriva Ildegarda di Bingen oltre 900 anni fa. L’infiammazione sistemica all’origine dell’artrosi L’artrosi è oggi riconosciuta come una malattia multifattoriale in cui l’infiammazione sistemica svolge un ruolo chiave. Processi infiammatori cronici, radicali liberi (ROS) e fattori genetici contribuiscono alla progressiva degenerazione articolare. Secondo Ildegarda di Bingen, le malattie reumatiche, tra cui l’artrosi, appartengono al gruppo delle paralysis: non solo difficoltà di movimento, ma anche rigidità, freddezza, stanchezza e ristagno energetico. Nella visione ildegardiana, le patologie croniche — comprese le artrosi — sono malattie da incontinenza, in cui il corpo perde equilibrio e coesione. Gli organi più colpiti sono le viscere e il sistema nervoso, e spesso “vengono colpiti i pensieri”: l’infiammazione cronica non agisce solo sul fisico, ma anche sulla mente, generando affaticamento mentale e perdita di lucidità. In questa prospettiva, le cause dell’artrosi risiedono in un sistema alterato da stili di vita non equilibrati: alimentazione scorretta, disbiosi intestinale, gastriti, stress cronico, affaticamento epatico e immunitario. Le cure per l’artrosi Le terapie convenzionali si concentrano su tre obiettivi principali: ridurre il dolore, migliorare la mobilità e rallentare la degenerazione articolare. Tra gli approcci più efficaci troviamo: 1. Esercizio fisico regolare Attività a basso impatto (come nuoto o camminata) aiutano a mantenere l’elasticità articolare e a rafforzare i muscoli di sostegno. 2. Farmaci antinfiammatori e analgesici I FANS alleviano il dolore ma, se usati a lungo, possono danneggiare la mucosa gastrica e ridurre l’assorbimento di vitamina B12, causando anemia e peggiorando l’equilibrio gastrointestinale. 3. Fisioterapia personalizzata Un percorso fisioterapico mirato migliora forza, flessibilità e funzionalità articolare. 4. Alimentazione antinfiammatoria Fondamentale per la prevenzione e la cura. Prevede l’assunzione di Omega-3, la riduzione di latticini, istamina e zuccheri raffinati, e l’eliminazione dei cibi che alimentano lo stato infiammatorio. Ildegarda poneva la dieta al centro della guarigione, considerandola la prima vera forma di medicina. Le indicazioni di Ildegarda e il modello Salus Per Animam Il modello Salus Per Animam, promosso da Thesaura Naturae, si basa su un approccio olistico che prende in esame l’intero sistema corpo-mente. Non si limita a trattare i dolori articolari, ma valuta anche la presenza di disfunzioni epatiche, digestive, intestinali, nervose e immunitarie. L’obiettivo è “pulire la matrice”, ovvero disinfiammare i tessuti e riportare equilibrio al sistema. Tra i rimedi naturali suggeriti troviamo: Nasturtium elisir, da associare ad altri elisir in base alla condizione individuale: Absintium elisir o Salvia sclarea elisir in caso di gastrite o reflusso. Galanga, rimedio principe contro i dolori articolari, sia in forma pura sia all’interno dell’elettuario, insieme a piante con azione antibatterica e antiparassitaria, benefiche per il microbiota. Pratiche disintossicanti come bagni, impacchi, digiuni periodici e un’alimentazione naturale. Unguento Ruta-Absinthium, particolarmente utile per dolori lombari e cervicali. Cristalloterapia con smeraldo e crisoprasio, per favorire equilibrio e armonia. Brodo di piede di vitello, alimento prezioso secondo Ildegarda: ricco di collagene, ferro, magnesio, calcio e fosforo, rinforza ossa, tendini e articolazioni, migliorando anche il metabolismo e la salute della pelle. Può essere consumato al cucchiaio o come base per zuppe e salse. Per concludere:  l’artrosi non è solo una malattia dell’età L’artrosi non è la malattia dell’anziano, ma il risultato di abitudini scorrette e processi infiammatori cronici che iniziano molto prima. Stress, alimentazione disordinata e acidosi sistemica contribuiscono a “consumare” lentamente ossa e cartilagini, favorendo l’insorgenza precoce della patologia. Affrontare l’artrosi con la visione integrata di Ildegarda di Bingen e secondo il modello Salus Per Animam significa considerare la persona nella sua interezza — corpo, mente e spirito — e agire in profondità per ristabilire equilibrio, energia e salute.

Acqua e Fuoco

Acqua e fuoco «E le due forze del fuoco e dell’acqua tengono in equilibrio tutta la terra insieme, affinché si sostengano e non svaniscano. Dalle forze del fuoco e dell’acqua dipende ogni altra creatura sì che senza di loro non potrebbe formarsi forma alcuna e se non fossero congiunte in un tutt’uno, le altre forme non sussisterebbero. L’anima è come il fuoco, il corpo come l’acqua e sono insieme» Hildegard Von Bingen Il fuoco e l’acqua come il sole e la luna, come il giorno e la notte, come il buio e la luce: in questa dimensione binaria si nasconde il senso e il motore della trasformazione che mette in continuo movimento il nostro microcosmo rispetto al macrocosmo e viceversa. Nella dimensione binaria si nasconde quindi una terza dimensione omnicomprensiva che dona equilibrio e significato al processo trasformativo: dona la direzione, il ritmo, il significato. E’ la dimensione spirituale. Gli elementi fuoco e acqua modulati dalla terra e dall’aria descrivono tutti i processi sia fisiologici che ambientali, riflettendo nella dinamica che li sostiene, autoalimenta e trasforma, la comunicazione anima-corpo. Nel corpo Come possiamo tradurre e interpretare la natura dei processi fisiologici in un significato ternario? Come può un disturbo parlarci del nostro disagio profondo e indicarci come curarci lavorando contemporaneamente sull’aspetto fisico e psichico e permettendo così all’intuito e quindi alla dimensione spirituale di acquisire sempre più luce? Le nostre cellule sono immerse in una matrice fondamentale per il trasporto di sostanze, per il nutrimento e allo stesso tempo, per la pulizia di tutti gli organi. Anche la matrice segue un ritmo binario ed è la sede della regolazione di base, l’ambiente essenziale per la vita di tutte le cellule: è la memoria virtuale di tutto il sistema. La matrice è il centro della comunicazione tra le cellule: è energia di connessione. Nella matrice extracellulare è evidente l’alternarsi di due fasi: quella catabolica ( fuoco) che brucia, consuma e dona energia attraverso la produzione di ATP e quella anabolica ovvero di costruzione delle riserve energetiche ( acqua). Queste due fasi sono fondamentali per il benessere di tutti gli organi e quindi per lo stato di salute generale. Fase catabolica e anabolica devono rispettare un ritmo e un tempo. Un eccesso di fase catabolica brucia tutte le riserve e danneggia fra gli altri il sistema immunitario, una fase anabolica prolungata porta alla stasi, alla rigidità, ad infiammazioni ed infezioni. Ritmo orto-para L’omeostasi dinamica (condizione di equilibrio interno degli organi) del sistema biologico è data dall’alternanza del ritmo fisiologico del sistema nervoso ortosimpatico, fase reattiva (fuoco, catabolismo, consumo di energia) e del sistema nervoso parasimpatico, fase di recupero (acqua, anabolismo, struttura). L’alternanza delle due fasi permette al sistema di mantenere l’equilibrio dei processi fisiologici e di reagire efficacemente agli imput esogeni ed endogeni. In fase di stress il sistema reagisce con la sindrome generale di adattamento di Selye ( o sindrome da stress). Ogni reazione è seguita da una fase di recupero. Durante la quale il sistema si rigenera (fase trofica e fase morfologica dove prevalgono i processi di autoguarigione). Il sistema nervoso ortosimpatico favorisce l’azione, la difesa contro stimoli esterni nocivi. E’ fuoco e come tale, brucia, trasforma, muove, crea, attiva. Il sistema nervoso parasimpatico favorisce la costruzione, la riserva energetica, la struttura, modula i processi infiammatori. Mantenere un equilibrio tra fuoco e acqua, tra sistema nervoso ortosimpatico e parasimpatico, significa mantenere una matrice pulita, garantire un nutrimento sano alle cellule, una energia agli organi e rinforzare tutti i sistemi di scambio intra e intercellulare. Nel linguaggio ildegardiano significa favorire la comunicazione con se stessi e il dialogo tra anima e corpo. Squilibrio del Fuoco (ortosimpatico) Le caratteristiche di un individuo con eccesso di fuoco e quindi in eccesso di attivazione del sistema nervoso ortosimpatico sono paragonabili a quelle di uno stato in costante allarme: Nervosismo, emotività, vita intensa e disordinata, scarsa resistenza ad infezioni ed intossicazioni, bocca naso e cute asciutti, lieve tachicardia e tendenza all’ipertensione, tendenza alla stipsi, predisposizione a glicemia medio-alta, ipertensione, acidosi, stanchezza psicofisica, insonnia, iperattività immunitaria (es allergie). Si innescano sintomi cardiovascolari, metabolici, gastrointestinali, difficoltà ad addormentarsi, risvegli al mattino con agitazione, risvegli tra l’una e le tre di notte, spesso in modo improvviso con tachicardia Squilibrio dell’Acqua (parasimpatico) Le caratteristiche di un individuo con eccesso di acqua e quindi in eccesso di attivazione del sistema nervoso parasimpatico (spesso dovuto ad una permanenza in fase di stress che esaurisce il fuoco) sono: lentezza, eccessiva calma, introversione, tendenza all’ansia e depressione, necessità di molte ore di sonno, ipersensibilità al freddo, forte salivazione ed ipersecrezione muco nasale, pelle pallida e sudata, broncospasmo, iperacidità gastrica, minzioni frequenti, rigidità al risveglio, tendenza all’ipoglicemia, rigidità fisica e psichica, tendenza ad artrosi ed osteoporosi, facilità ad asma e bronchiti, eczemi, tendenza a gastrite ed ulcera gastrica. Fuoco e Acqua nel dialogo tra anima e corpo. Proprio come Marte e Venere in cui il Dio della guerra riesce a calmarsi solo con l’accoglienza e l’amore della Dea, così per procedere nel nostro cammino di conoscenza abbiamo bisogno del fuoco che stimola, ci dona il coraggio, l’intuizione, la volontà di procedere e di alimentare quello stato di mancanza che è motore al miglioramento e all’evoluzione, e dell’acqua che nutre, ammorbidisce , accoglie, rende il fuoco costante nel tempo, permettendo di distribuire meglio le energie e di riflettere prima di ogni decisione e azione. Dobbiamo dunque imparare a leggere i nostri disturbi come segnali profondi di paure, condizionamenti, frustrazioni, come un’assenza di volontà, di obiettivi veri e profondi e di desiderio purtroppo spesso mascherati da “ fughe in avanti”, deresponsabilità, attaccamenti e incapacità di amarci. Il fuoco è il primo degli elementi spirituali, dice Ildegarda e l’acqua il primo degli elementi carnali. Ogni elemento contiene l’altro e dà senso e significato all’altro. L’equilibrio tra acqua e fuoco, tra sistema ortosimpatico e parasimpatico significa non solo garantire uno stato di equilibrio fisiologico, di benessere fisico e psichico (ansia e depressione, mali dei nostri giorni, sono legati ad eccesso di fuoco o di acqua) ma significa

L’importanza di essere un buon ascoltatore

Ascoltare significa molto di più che udire. L’ascoltare se stessi permette l’ascolto dei bisogni dell’altro. Migliorare l’ascolto per migliorare la vita. Alzi la mano a chi non è mai capitato di ascoltare per diverso tempo una persona, magari per ore, senza veramente cogliere il messaggio della conversazione. Parole letteralmente sparse al vento. L’arte del saper ascoltare. Cosa significa “ascoltare”? È sinonimo di “udire”? No, i termini non sono sovrapponibili, sebbene spesso vengano utilizzati indiscretamente. “Udire” implica il semplice atto di tendere l’orecchio a un suono, senza focalizzarsi sul suo messaggio o provenienza. Ascoltare, invece, è proprio un’arte. Significa concentrarsi, spostare la centralità dell’attenzione dal nostro Io all’interlocutore, con tutto noi stessi. Vuol dire comprendere le emozioni, le opinioni, i punti di vista, le sottigliezze che l’altra persona comunica con tutte le sue forze, anche attraverso la postura e il non-detto. E sovente accade l’immedesimazione e l’essere partecipi di ciò che l’altro esprime. Spesso è complicato, dato che la società in cui viviamo ci induce a subire passivamente la comunicazione con frasi dette per circostanza, distratte, senza reale interesse in chi ci sta di fronte. Il più delle volte è un sbrogliarsi l’impiccio perché “con tutti i miei problemi, non posso occuparmi anche di quelli altrui”. Una perdita di opportunità. La persona che parla potrebbe accorgersi o non accorgersi di non essere ascoltata, con relative conseguenze, non è solo una questione di figuracce o perdita di tempo.Il punto interessante è che spesso non ci soffermiamo sulle opportunità che si possono creare, qualora anche l’ascoltatore fosse presente alla conversazione. Una frase che collega i pezzi di un puzzle o una sincronicità sono sempre motivo di crescita personale. L’ascolto attivo: il silenzio. Il silenzio è l’ascolto attivo. Che significa? È il “fare vuoto dentro di sé“, mettere da parte giudizi e pregiudizi. Significa essere neutri, per poi poter dire parole con saggezza, capaci di edificare. In questo modo, sarà possibile evitare fraintendimenti e mostrare compassione. La causa principale è la confusione. Il vero motivo del non riuscire ad ascoltare è spesso dovuto alla confusione interna. Pensieri su pensieri di natura personale, di pregiudizi, lavorativi, di stress, che possono tormentarci a tal punto da non riuscire a capire cosa gli altri ci dicono. Inoltre, spesso siamo così saturi di pensieri e bombardati da informazione distraente che non riusciamo nemmeno ad ascoltarci. Quante volte ci sentiamo persi e non vediamo soluzioni? Quante volte non sappiamo nemmeno cosa vogliamo dalla vita? Quante volte non sappiamo essere irremovibili nelle nostre scelte? Fermati… E ascolta! Per Ildegarda decifrare bene “quella vocetta critica che abbiamo dentro” era fondamentale per poter esprimere i propri talenti e la propria bellezza. In una lettera indirizzata all’abate Bertulfo e citata in un’opera di Hildegard Strickerschmidt, la badessa tedesca sottolinea la foschia mentale: “Mi fate pensare a un uomo che guarda il suo volto nello specchio ma non se ne rallegra, perché è sommerso da dubbi circa la propria bellezza. Il vostro cuore assomiglia allora a un edificio visibile da lontano… ma coperto di foschia […]”. Foschia interiore e foschia esteriore. Per la legge di corrispondenza, ciò che troviamo nel microcosmo corpo (interiore), lo ritroviamo nel macrocosmo ambiente (esteriore). Da qui, comprendiamo che se dentro di noi c’è foschia e confusione, anche fuori ci sarà. Se non riusciamo a vedere le opportunità e le soluzioni dentro di noi, non le vediamo fuori. Come facilitare l’ascolto. Per prima cosa bisogna eliminare le distrazioni e le tossine che portano obnubilazione dei pensieri. In pratica, spegnere la TV e seguire uno stile di vita sano, con particolare riguardo all’alimentazione, che deve essere principalmente ricca di frutta e verdura di stagione e povera di cibi industriali. In questo modo, il cervello non sarà annebbiato e impigrito dall’ammoniaca. Questa sostanza, quando mal gestita e filtrata dal fegato, riesce ad attraversare la barriera emato-encefalica e a raggiungere i neuroni nel cervello, altera la struttura neuronale e i meccanismi di segnalazione cerebrale e ne disturba il normale funzionamento. In secondo luogo, per facilitare l’ascolto è necessario aiutare gli organi emuntori a sbarazzarsi delle tossine. In particolare, proprio il fegato. Per farlo, un integratore molto apprezzato è il Nasturtium Elisir. Grazie alle sue proprietà detossinanti e antiossidanti, il Nasturtium Elisir elimina i liquidi in eccesso, consente alle cellule di vivere in ambiente pulito e ne facilita la comunicazione. Ricordate: quando la comunicazione interna è chiara e agevolata, anche la comunicazione verso e con l’esterno risulta tale. Proprio per questo, Nasturtium è l’elisir della comunicazione che ci permette di dare priorità e qualità ai nostri stimoli e obiettivi. Essere nel “Qui e ora”. Cosa fare se il problema è lo stare in presenza, nel “qui e ora”, senza lasciarsi trasportare dai pensieri? In questo caso, possiamo aiutarci con Salvia Sclarea Elisir in associazione con Animo unguento, due rimedi naturali concepiti proprio grazie alle ricette di Santa Ildegarda. La Salvia con il suo calore, come dice Hildegard von Bingen: “rallenta il cuore”, ovvero permette al tormento interiore e all’ansia di lasciare il posto sulla scena, mentre pace e calma riacquistano potere.E inoltre, Animo unguento applicato sulla zona cardiaca, favorisce il puro e sincero ascolto di cuore, attenua i pensieri ricorrenti, anche quelli notturni che portano insonnia. Animo unguento dona calma e coraggio per affrontare con lucidità ogni situazione dove sono richiesti presenza e carattere. Il diaspro rosso per portare chiarezza. Santa Ildegarda scrisse del diaspro rosso e indicò di metterlo “nelle narici e chiudere il naso con la mano in modo che il suo calore passi nella testa: gli umori della testa si scioglieranno di nuovo più velocemente e facilmente”. Come si evince dalle parole di Ildegarda, grazie all’intervento sugli umori che generano confusione mentale, questo cristallo facilita la lucidità di pensiero. In conclusione, la vita non è un monologo, ma un intreccio variegato di conoscenze e di creatività intrise d’amore. Una comunità di persone che creano conversazioni fatte più di ascolti che di parole porta a una comunicazione più efficace, autentica, di cuore e rapporti più saldi e costruttivi. Scopri i rimedi

l corpo è la palestra dell’anima

“Il corpo è la palestra dell’anima dove lo Spirito viene ad esercitarsi” In questa frase Ildegarda riassume la vera essenza della creatura umana. Il corpo è la veste dell’anima, è il tempio sacro di cui l’anima ha bisogno per “muoversi”. Dice infatti Ildegarda: “Il movimento dell’anima razionale e l’attività del corpo con i suoi cinque sensi, cioè l’essere umano intero, hanno la stessa misura, poiché l’anima non muove il corpo più di quanto il corpo possa operare, né il corpo opera più di quanto sia mosso dall’anima”. Anima e corpo dunque sono indissolubilmente legati: dall’anima provengono le energie che vivificano il corpo dell’uomo.” L’anima senza il corpo non esisterebbe, né il corpo, con la carne e col sangue, si muoverebbe senza l’anima; l’anima in verità senza il corpo può vivere, ma il corpo non vive senza l’anima.”  L’anima, infatti, può portare a termine le sue opere solo attraverso la collaborazione con il corpo. Per tutta la vita terrena anima e corpo sono in conflitto ed è proprio in questo conflitto che l’uomo ha l’opportunità di approfondire la conoscenza di sé stesso. Il conflitto tra anima e corpo L’uomo per tutta la sua vita deve costantemente scegliere tra la via del corpo o quella dell’anima, tra la via dei vizi e quella delle virtù. Solo la costanza, la determinazione, la capacità di ascoltarsi, la temperanza e la fede possono permettere alla creatura umana di conoscersi e di seguire la propria anima. La scienza dell’anima è in grado di far conoscere all’uomo ciò che è nascosto nel suo cuore e quello che a sua volta guida l’anima è la luce dello Spirito. Lo Spirito dà la direzione che solo l’anima può riconoscere. E’ l’anima ancora che riconosce ciò che nuoce al corpo e l’anima è il nostro sentire, la nostra vita emotiva. “Sentire”: un verbo fondamentale nella medicina di Ildegarda e nel suo processo di cura. In un autentico processo di guarigione l’uomo deve imparare a sentire il suo malessere che parla del disallineamento tra corpo e anima, tra i condizionamenti della mente e i desideri del cuore. La prima medicina: l’autoascolto E’ talmente importante il legame tra corpo e anima che, dice Ildegarda, il più importante strumento di prevenzione è sapersi ascoltare. Quante volte diciamo di non sentirci bene eppure le analisi sono a posto e i medici non trovano cause evidenti? Ebbene Ildegarda ci direbbe che questo malessere è frutto del disallineamento tra anima e corpo ma se ci ascoltiamo, siamo in grado di comprenderne le cause e di trasformare il malessere in un’opportunità di conoscenza e di crescita oltre che in uno strumento di prevenzione della malattia. I rimedi di ildegarda per favorire il contatto con sé stessi Per favorire l’autoascolto è importante seguire le regole che Ildegarda ci ha consegnato nel suo stile di vita (https://thesauranaturae.com/regole-auree/) e utilizzare i suoi rimedi che funzionano come catalizzatori per attivare processi di disintossicazione sia fisica che emotiva. Nasturtium elisir e salvia sclarea elisir lavorano sulla depurazione profonda dell’organismo permettendo di predisporre una miglior comunicazione con sé stessi, l’absinthium elisir dona la forza poiché il processo di conoscenza richiede radicamento, il petroselinum elisir aiuta a trovare il proprio ritmo, a rinforzare il cuore e i reni, nutre il sentimento di accoglienza e di benevolenza verso sé stessi, animo unguento rilassa, permettendo una migliore concentrazione e un miglior riposo.

L’Attualità di Ildegarda

Il riduzionismo medico, pur con tutte le scoperte che ha saputo realizzare non è in grado di fornire ancora una spiegazione completa sull’origine della malattia cronica. La complessità dell’organismo umano e dell’ambiente in cui vive, ovvero la loro natura sistemica non può essere spiegata solo attraverso un approccio analitico, senza considerare le relazioni che legano l’uomo all’ambiente, circuiti non lineari che coinvolgono il sistema nervoso, metabolico, immunitario, fattori epigenetici ma ancor più le nostre emozioni, la nostra sensibilità che nutre i pensieri e definisce i comportamenti. Ildegarda di Bingen, monaca benedettina tedesca, Santa e dottore della Chiesa ha saputo interpretare in modo originale la teoria degli umori che dominava nella sua epoca, fornendoci una rappresentazione dell’uomo e del suo rapporto con il Creato che può essere compresa proprio ponendo al centro la salute dell’uomo e che, mai come in questo periodo storico, risulta attuale. Oggi parlare di salute permette di superare ogni barriera culturale e religiosa, aiuta ad integrare l’aspetto scientifico a quello più profondamente esistenziale e spirituale. La visione di Ildegarda rispecchia in modo profondo la complessità del legame tra microcosmo e macrocosmo: da qui possiamo e dobbiamo ripartire per valorizzare le scoperte della scienza facendo in modo che riduzionismo e olismo si integrino ed elaborino un nuovo paradigma, un nuovo linguaggio al tempo stesso scientifico, filosofico, spirituale, in altre parole le basi epistemiche di un nuovo modello di cura.   CHI E’ ILDEGARDA DI BINGEN  Ildegarda di Bingen nasce nel 1098 a sud del Reno in una famiglia aristocratica. Come decima figlia fu destinata alla vita monastica di clausura e all’età di otto anni entrò nel monastero di Disibodenberg sotto la guida della badessa Jutta di Sponheim, abbracciando la Regola benedettina. Qui crebbe e si formò, fino a diventare Badessa all’età di 38 anni, dopo la morte di Jutta. Fu un genio poliedrico: cosmologa, teologa, musicista, guaritrice, artista. Si distinse per la sua praticità unita alla sua grande spiritualità. Viaggiò e fondò 3 monasteri diventando consigliere di Papi, imperatori e dei potenti del suo tempo come testimonia il ricco epistolario pervenutoci. Ildegarda era una mistica, tutta la sua vita fu accompagnata dal dono profetico delle visioni ed i suoi scritti, come lei tiene a sottolineare, sono frutto della voce divina. Da mistica Ildegarda è in grado di cogliere l’Invisibile, l’Assoluto con esperienze di carattere intuitivo. Il mistico può arrivare a vedere ciò che l’occhio delle persone non può fare ma a cui può tendere con il potere dell’intuizione e con la sensibilità propria di ciascun essere umano. Ecco perché Ildegarda per descrivere ciò che vede utilizza i simboli: l’uovo cosmico e la ruota ne sono alcuni esempi. Il simbolo è un linguaggio universale ed è in grado di esprimere ciò che le parole non potrebbero descrivere. Scrive Ildegarda parlando delle sue visioni: “queste cose non le ascolto con le orecchie del corpo e neppure nei pensieri del mio cuore ma unicamente all’interno della mia anima con gli occhi aperti, per cui nelle visioni non subisco il venir meno dell’estasi: le vedo in stato di veglia, di giorno e di notte”. La visione di Ildegarda, dunque, è del tutto interiore, nasce nel profondo dell’anima e non è prodotta dall’attività del pensiero. Tutta la sua vita è un esempio di coraggio, costanza, temperanza, fede ma soprattutto è l’evidenza di una spiritualità unita ad una grande concretezza che portarono Ildegarda a divenire una personalità di grande autorevolezza ed influenza. Un esempio per noi oggi che disorientati e in cerca di nuovi orizzonti, possiamo creare un nuovo avvenire solo credendo fortemente nei nostri talenti.   L’ATTUALITA’ DEL PENSIERO DI ILDEGARDA Ildegarda è nota oltre che per le sue opere profetiche e le sue musiche anche per le sue conoscenze nell’ambito delle terapie naturali. A noi sono pervenute due opere: il Libro delle Creature e il Cause e cure delle infermità che inizialmente costituivano un unico testo dal titolo Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum. Nei suoi scritti Ildegarda affronta il tema della malattia spiegandolo alla luce dell’unione e dell’interdipendenza tra l’uomo e il cosmo: tutto è stato creato per il benessere della creatura umana e di ogni cosa creata l’uomo è responsabile, poiché è attraverso il Creato e la relazione con esso che l’individuo si riconosce e ha la possibilità di arrivare alla conoscenza di Sé. La malattia è dunque un processo che spiega l’allontanamento tra l’agire del corpo e il volere e il desiderio dell’anima. La salute è secondo Ildegarda, un equilibrio tra diverse dimensioni: cosmica, fisica, spirituale, psicologica, ambientale e va necessariamente cercato ogni momento della nostra vita. Nel definire l’origine della malattia, la badessa di Bingen, descrive pur con un linguaggio simbolico basato su umori e flemmi, un processo che è del tutto in linea con quanto la medicina moderna sta scoprendo. Noi ci riconosciamo nella relazione, nel nostro rapporto con l’ambiente. Il modo in cui interagiamo con esso e quindi il nostro mondo emozionale può contribuire a mantenere uno stato di benessere o al contrario, attivare un processo che noi oggi definiamo di “stress cronico” in grado di alterare i sistemi endocrino, metabolico, immunitario con conseguente sviluppo di un processo di intossicazione e di infiammazione. Ildegarda lo descrive come una nebbia che sale al cervello dove non solo vengono alterati i centri di controllo ma anche i nostri pensieri fino a ridiscendere all’intestino e qui alterare la capacità di funzionamento di un sistema (quello che oggi viene chiamato microbiota intestinale) che ha un ruolo importante nello sviluppo di molte malattie croniche. La nostra salute è indissolubilmente legata al nostro modo di percepirci, alla scelta di seguire una via di virtù o di vizio, alla nostra responsabilità. Parlare di medicina Ildegardiana è dunque parlare in primo luogo di uno stile di vita che se “sentito” e perseguito, aiuta ogni giorno a mantenere l’equilibrio tra noi, microcosmo, e il macrocosmo che ci circonda. Nella descrizione dell’origine della malattia, il legame tra anima e corpo è fondamentale. E’ l’anima che ci fa riconoscere ciò che nuoce al corpo dell’uomo e della

Il Corpo come Simbolo

L’anima e il corpo E’ piuttosto sorprendente leggere nei suoi testi l’importanza che Ildegarda dava al corpo. Ne parla come di “mantello di carne” che riveste l’anima. L’anima e la carne sono un’unica opera in due nature e sono l’uomo. “Al corpo umano l’anima arreca l’aria nell’atto di pensare, il calore nel riunire le forze, il fuoco nel sostenerlo, l’acqua nel farlo crescere, la fecondità nel germinare, come è stato stabilito fin dalla creazione del primo uomo, ed è in ogni sua parte, sopra e sotto, intorno e dentro al corpo. Così è fatto l’uomo”. Il corpo dunque è il mezzo dotato dei sensi che vengono attivati dall’anima ed è con questi che essa si riconosce, è con la relazione che l’uomo come unione di corpo e anima è in grado di prendere coscienza di sé, della sua natura divina. Solo nell’unione del corpo e dell’anima, la creatura umana può procedere sulla strada del “conosci te stesso”. Ogni percorso di vita è unico, fatto di prove che si fissano nella mente andando a disegnare una trama di una storia che è solo nostra, come nostra è la storia di un percorso terapeutico.   I messaggi del corpo Florenskij scrive: “ il corpo è qualcosa di integro, individuale, particolare […]. I lineamenti del viso, la forma del cranio, le linee sul palmo delle mani e dei piedi, la forma delle mani e delle dita, il timbro della voce […]; dappertutto dietro la materia impersonale ci guarda un’unica persona. In tutto il corpo si rivela l’unità…” della creatura umana, ovvero l’autentica, originale espressione degli organi, della loro attività e interazione reciproca e della loro vita legata ad un unico principio vitale, la VIRIDITAS. Il corpo per Ildegarda riflette la perfezione con cui è stato creato l’uomo e ogni parte di questa veste di carne corrisponde, in proporzione e in funzioni, a parti specifiche del cosmo…come il cervello corrisponde al sole, gli occhi che osservano la moltitudine delle cose, rappresentano le stelle del firmamento che risplendono ovunque mentre le sopracciglia dell’uomo mostrano il percorso della luna che regola tutti i processi vitali. Occorre dunque secondo Ildegarda imparare a leggere l’invisibile che è il vero significato di tutte le creature: saper intuire e sentire la “subtilitas del creato” ma soprattutto imparare a sentire e ad ascoltare i segnali che il nostro corpo ci invia ogni giorno: qui inizia il vero percorso di cura e guarigione. Il corpo ci mette in relazione attraverso la vita dell’anima al cosmo e con questo riusciamo a comprendere sempre di più noi stessi.   La bellezza del corpo Il corpo è dunque sacro e noi abbiamo il dovere di prendercene cura oltre che il bisogno. Curare il corpo non significa pensare ad esso da un punto di vista estetico ma solo ascoltandolo si arriva a liberarci di ogni forma di attaccamento all’esteriorità perché la bellezza si esprimerà proprio attraverso l’ascolto, la coerenza tra il sentire e il fare. La luce risplenderà negli occhi ma anche nei lineamenti del volto e nel ringiovanimento del corpo. Avremo la possibilità di nutrire insieme all’anima il corpo che risplenderà di luce propria arrivando a comprendere sempre più che la bellezza risiede e trova origine nella gioia del cuore. Ildegarda dunque ci trasmette un messaggio di bellezza, di misura, di amore, di gioia. La bellezza pervade ogni pensiero ildegardiano dalla descrizione della natura ai dettagli con cui racconta l’atto sessuale dell’uomo e della donna. Cambia dunque il concetto di bellezza assumendo un significato più profondo che coinvolge allo stesso tempo anima e corpo.   Come prenderci cura del corpo Il corpo si cura attraverso l’attenzione all’anima e quindi attraverso l’ascolto dei nostri sensi, emozioni, sentimenti, pensieri. L’anima, dice Ildegarda non chiede mai al corpo più di quello che la sua veste sacra può dare. Le regole auree sono la base per la salute di corpo e anima. Lo stesso ritmo sonno-veglia è un principio di vita perché definisce l’equilibrio di tutti i processi vitali, disintossica il corpo e la mente, controlla il metabolismo e la crescita. Ildegarda parla spesso di impacchi, bagni alle erbe e unguenti: accarezzare il corpo è un atto di amore curativo. Gli unguenti che Thesaura Naturae ha realizzato tenendo fede alle ricette di Ildegarda sono un veicolo eccezionale di informazioni che attraverso il corpo raggiungono l’anima ovvero la vita dei sensi. Animo unguento tranquillizza e allo stesso tempo smorza gli eccessi emotivi che ci fanno perdere il controllo, aiuta a riacquistare un corretto riposo notturno e soprattutto si è dimostrato utile per veicolare elisir in punti specifici del corpo. In tutti coloro che hanno un sistema vagale depresso, con sintomi che coinvolgono emicrania, dolori addominali, reflusso, tachicardia, insonnia, può essere applicato con un cucchiaino di elisir di scolopendrio sui reni: i risultati sono eccellenti!. Animo ci aiuta a ritrovare un equilibrio. La ruta-assenzio specifica per dolori lombari e tensioni muscolo tendinee, può essere applicata con partenium gocce o con galanga proprio sulle parti più dolorose, potenziando l’effetto dell’unguento. Questo unguento aiuta a prendere contatto con le proprie rigidità fisiche ed emotive. La viola unguento con la sua ricchezza in oleoliti non solo cura dermatiti, ustioni, irritazioni agli occhi ma rischiara la vista con un effetto nutriente e luminoso sul contorno occhi. La viola aiuta ad accogliere e a vedere con una vista rinnovata l’ambiente che ci circonda. Sono solo alcuni esempi per comprendere che si può lavorare sul corpo in modo superficiale, curando solo la parte esteriore, senza risultati duraturi o vederlo per quello che veramente è: uno strumento con cui l’anima ci parla e ascoltando il quale possiamo raggiungere non solo uno stato di salute duraturo ma anche la capacità di piacersi e di piacere.

L’apatia: cosa nasconde?

Che cos’è l’apatia? L’origine greca del nome ne definisce il significato. Apatia significa senza emozioni. Chi soffre di apatia è indifferente agli altri e a qualsiasi cosa lo circondi. E’ insensibile, indolente, non ha motivazioni. L’apatico non ha desideri, non ha voglia di fare nulla, non ha obiettivi da perseguire. Certamente l’apatia è uno stato di sofferenza profonda che in genere non arriva da solo o improvvisamente ma si associa a malattie neurologiche, disturbi dell’umore, alterazioni della tiroide. Spesso è confusa con la depressione rispetto alla quale ha una natura più indefinita, a tratti anche un po’ “subdola” perché è sottovalutata. Infatti non solo può essere espressione di disturbi cronici che coinvolgono sempre una compromissione del fegato e successivamente del sistema gastroenterico ma è causa di irrigidimenti e alterazioni della nostra vita di relazione instaurando un ciclo vizioso che porta all’isolamento e a perdita completa di ogni desiderio.   L’assenza di desiderio “L’anima vuole e il corpo desidera” dice Ildegarda. La mancanza di desiderio è segno di una mancanza di dialogo tra anima e corpo ma anche di una sorta di oscuramento della luce dell’anima. L’anima è in uno stato di assoluto torpore. La mancanza di desiderio e di interesse alla relazione, impedisce che si proceda sulla strada del “conosci te stesso”. Ogni creatura si riconosce solo nello scambio relazionale dove le emozioni, le percezioni, giocano un ruolo fondamentale: dai sensi traggono origine i pensieri e quindi i nostri comportamenti. L’emozione e il sentimento dell’emozione permettono di arricchire il patrimonio di immagini della mente, aiutano a costruire la propria storia. Il darsi obiettivi è un’esigenza dell’anima per procedere sul suo cammino di conoscenza, di risveglio. L’apatia blocca tutto questo.   La mancanza di fuoco Ildegarda descriverebbe l’apatia come disturbo umorale in cui l’elemento fuoco, simbolo del metabolismo, del movimento, dell’azione e della volontà è debole. L’apatia richiama dunque l’immagine della stasi, della freddezza, del blocco, dell’incapacità a selezionare ciò che occorre al corpo e ciò che va eliminato. E’ causa ed espressione dell’incapacità  a rispondere alle sollecitazioni ambientali.   Come si cura l’apatia? A metà tra tristezza e depressione e associata con diverse tipologie di malattia cronica, l’apatia non ha un trattamento specifico: occorre valutare di volta in volta le comorbidità. In linea generale bisogna riattivare il fuoco e ridurre l’eccesso di acqua lavorando sulla depurazione della matrice e sul sistema linfatico. L’obiettivo è quello di ripulire per eliminare “la foschia” che annebbia e toglie energie. Una volta attuata la pulizia si può agire sulla volontà aprendo via via la porta del cuore.   Gli elisir per riaccendere le emozioni Tra gli elisir utili per iniziare un percorso di cura dello stato di apatia il primo è certamente il Nasturtium Elisir, il depurativo per eccellenza di Ildegarda. Aiuta ad aprirsi sia verso sé stessi che verso gli altri. Agisce con gradualità. A questo si può associare da subito la Viola Elisir per creare uno stato psicologico disteso. Sia l’Absinthium Elisir che l’Issopo Elisir possono attivare l’energia di fegato e quindi ridestate l’azione, la volontà, il desiderio di agire. Ovviamente si tratta di linee guida: su tutto ha la precedenza la reale intenzione della persona a uscire dal suo stato di malessere profondo. La scelta del percorso con i rimedi e con lo specifico stile di vita dipenderà dalla valutazione del tipo di sintomi e di patologie cui si associa lo stato di apatia.

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